mercoledì 16 marzo 2016

Sprechi alimentari. Etichette e data di scadenza dei cibi

Sull’esempio francese, anche il Parlamento italiano sta discutendo la legge contro gli sprechi alimentari. Ma da tempo supermercati, ristoranti, aziende di catering donano il cibo invenduto o avanzato, ma ancora buono da mangiare, alle associazioni di volontariato.

La nuova legge, se passerà, promuoverà con incentivi fiscali e norme più chiare realtà che già esistono in tutta Italia. Tonnellate di cibo ancora buono vengono salvate dalla spazzatura e destinate così ai bisognosi.

Gli esempi virtuosi

La più nota di queste associazioni è il Banco Alimentare che recupera le eccedenze della grande distribuzione e delle mense, attiva soprattutto a Milano.

A Roma opera dal 2013 Equoevento Onlus, che recupera il cibo in eccesso e non consumato delle grandi feste.

Poi c’è Last Minute Market: non è una vera e propria associazione, ma si occupa di mettere in contatto i supermercati che vogliono donare e le onlus che poi distribuiscono quel cibo ai più poveri. Secondo il Sole 24Ore, grazie all’azione di Last Minute Market, nel 2010, una famosa catena di supermercati ha donato a 115 associazioni quasi 830 tonnellate di alimenti, per un valore di tre milioni e mezzo di euro.



Occhio alle etichette

Per rendere più facili le donazioni, la legge chiarisce la distinzione fra “termine minimo di consumazione” (ovvero: “Da consumarsi preferibilmente entro) e la vera e propria “data di scadenza”.




Termine minimo di consumazione (ovvero: “Da consumarsi preferibilmente entro”)

La prima –termine minimo di consumazione- è quella indicata con la scritta: “Da consumarsi preferibilmente entro”. “Questa dicitura” – ci spiegano dalla Camera di Commercio di Ancona– “indica che le caratteristiche del prodotto rimangono inalterate fino alla data indicata, dopodiché lo si può comunque consumare ma non se ne assicura l’integrità. Per esempio, i biscotti: se si mangiano qualche giorno dopo il termine minimo di consumazione, non significa che facciano male. È possibile che non siano così friabili come lo sarebbero appena sfornati, ma restano commestibili”. Mangiare un cibo oltre questa data, dunque, non comporta alcun rischio: perde solo alcune caratteristiche di qualità. Quindi va mangiato e non buttato.

E i supermercati? Non possono vendere questi alimenti, ma potranno comunque donarli.

Data di scadenza dei cibi

La data di scadenza vera e propria è indicata con la dicitura “da consumarsi entro”, senza il “preferibilmente”. E mangiare quel cibo oltre la data indicata è invece pericoloso per la salute. Riguarda soprattutto i prodotti più facilmente deperibili come lo yogurt, i formaggi, gli affettati. Che verranno gettati.

Le doggy bag nei ristoranti

La legge promuove anche un altro strumento antispreco: le doggy bag nei ristoranti, ovvero la possibilità di raccogliere in una confezione gli avanzi del proprio pasto, pagato ma non consumato fino alla fine, e poterlo così portare a casa. In Italia siamo ancora in fase sperimentale, ma all’estero è invece una pratica molto popolare: lo fanno Barack e Michelle Obama quando vanno al ristorante, lo ha chiesto anche la Regina Elisabetta in persona agli ospiti del matrimonio di William e Kate.

Fonte: http://www.donnamoderna.com/attualita/sprechi-alimentari-nuova-legge-supermercato-etichette-data-scadenza-cibi
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